Michel Foucault e la politica dei governati. Governamentalità, forme di vita, soggettivazione

Sandro Chignola

Abstract


Ciò che mi propongo in questo testo, è di analizzare come a partire dalla seconda metà degli anni ’70 Michel Foucault radicalizzi la propria analitica del potere modificando gli schemi e le categorie interpretative messe al lavoro in Surveiller et punir. Da un lato, egli introduce i termini «biopotere» e «biopolitica» ‒ nel quinto capitolo di La volonté de savoir (1976) e nella lezione del 17 marzo 1976 del Cours al Collège de France intitolato Il faut defendre la société, come noto ‒ per evidenziare le modalità di cattura dei fenomeni della vita da parte di tecnologie non disciplinari del potere che invertono i codici della tanatopolitica sovranista; che mirano alla popolazione come oggetto di cura e di gestione arrischiata, aleatoria, non anticipabile, per l’autonomia delle dinamiche che la percorrono, con la predisposizione di reti giuridiche volte a costruirne le condizioni di possibilità; che svelano, infine, le trasformazioni di un potere che sempre più si scopre, in riferimento ai processi che deve governare, deterritorializzato, desovranizzato, degiuridicizzato. Dall’altro, introducendo, in particolare a partire dalla quarta lezione del Cours del 1977-78 Sécurité, territoire et population, e in più brevi, ma fondamentali, contributi degli anni 1978-79, il termine «gouvernamentalité», per indicare un fenomeno molto più complesso, la cui genealogia rimonta molto più all’indietro rispetto al secolo diciannovesimo e alla sua scoperta del «sociale» come effetto dei processi di popolazione, per mezzo del quale uscire definitivamente dall’equivoco che molti dei suoi lettori rischiavano allora (e rischiano tutt’ora) di far gravare sull’intera analitica del potere foucaultiana: «biopotere» e «biopolitica» come cifra di un’ulteriore estensione della superficie del dominio; un’estensione che dipenderebbe da una sorta di «intenzionalità»: dall’ampliarsi dei codici del potere, dal raffinarsi delle sue strategie in vista di un’ulteriore irradiazione sull’intero campo descritto dalla sua operazionalità lineare. È, questo, un fraintendimento che percorre, almeno a mio avviso, ampia parte della ricezione dei termini foucaultiani di «biopotere» e di «biopolitica». In particolar modo in Italia.

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