Sulle tracce di Benjamin. Furio Jesi interpreta Walter Benjamin

Fulvio Rambaldini

Abstract


Lo scopo di questo articolo è quello di osservare la ricezione e l’interpretazione di Walter Benjamin nelle opere di Furio Jesi. In esse non è quasi mai rintracciabile un lavoro diretto sull’autore, bensì un’opera d’interpretazione sottotraccia. Per Jesi questo significa consegnare ad un autore la propria leggibilità. I testi che vengono analizzati e nei quali viene osservato questo tema sono tre: Kierkegaard, Bachofen e Il testo come versione interlineare del commento. Nel primo viene indagato il rapporto con la figura del maestro ed il modello di scrittura volto a tendere trappole al proprio lettore, in modo da rendere necessaria una lettura attiva. Nel testo su Bachofen Jesi propone un’opera interpretativa che pone Benjamin all’interno del Kampf um Creuzer Symbolik e, tramite la lettura tra le righe, lo “salva” dall’appropriazione da parte del nemico. L’ultimo breve testo si occupa, infine, di chiarire la strategia interpretativa messa in pratica da Benjamin applicandola a Benjamin stesso. Si chiarisce così come il saggio divenga forma privilegiata per l’interpretazione di altri testi e persino testo sacro, il cui testo di partenza funga da commento tra le righe. Il compito di interpretare è una chiamata politica a schierare i testi sul campo di battaglia culturale, per la creazione di un futuro non intrappolato da un passato mitico.


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