Oltre la transizione. Per una filosofia politica dell’anticipazione

Mauro Farnesi Camellone

Abstract


I recenti tentativi di produrre una nuova teoria critica della società fanno
ancora ampio uso delle categorie temporali su cui Reinhart Koselleck aveva
modellato il concetto di Neuzeit, riferendosi al tempo storico come ad una
grandezza che cambia relativamente al mutare della coordinazione tra spazio di
esperienza e orizzonte di aspettativa. In questo contesto si insiste nel definire la
nostra contemporaneità una «tarda modernità», un’epoca in cui l’esperienza del
mutamento come processo orientato ad un fine ultimo, ossia la concezione della
storia come progresso, ha ceduto il passo alla percezione del mutamento come
processo privo di direzionalità, subito passivamente da soggetti sempre più
individualizzati. Nella tarda modernità, l’accelerazione sociale sarebbe divenuta
una sorta di coazione impersonale, svuotata di orientamento normativo, che si
presenta come una potenza obiettiva sfuggita al nostro controllo. Essa divora gli
immaginari, le istituzioni e le pratiche delle nostre società, svuota dall'interno e
disattiva gli orizzonti normativi del progetto della modernità, sottopone gli
individui ad un regime disciplinare del tempo, che ubbidisce all'unico imperativo di
una continua accelerazione.


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