La scienza della speranza. Sul marxismo di Ernst Bloch

Mauro Farnesi Camellone

Abstract


A prima vista, può apparire strano che un pensatore come Ernst Bloch, che si autodefinisce un marxista, ripercorra a ritroso la strada che dal “socialismo utopistico” ha condotto al “socialismo scientifico”, ed attribuisca un segno positivo alla nozione di utopia. Ma guardando più attentamente a questa apparente regressione, vi si scorgono degli aspetti del tutto nuovi. La nozione blochiana di utopia si costituisce, originariamente, in rapporto con le attese suscitate dalla Rivoluzione d’Ottobre e si inspira, oltre che a profonde radici chialiste, alla teoria e alla prassi del leninismo, alla capacità di Lenin di far maturare possibilità latenti ma non ancora esplicite, di instaurare il socialismo in un paese tradizionalmente ritenuto non idoneo a compiere questo passaggio. La nascita del “marxismo utopistico” coincide paradossalmente in Bloch proprio con la realizzazione del primo Stato socialista, anche se il suo sviluppo è collegato ai limiti storici ed alle contraddizioni che la costruzione del socialismo ha incontrato. Analogamente a quanto Engels afferma dei socialisti utopisti in relazione alla società borghese, si può dire che Bloch avverta le contraddizioni acerbe del socialismo novecentesco senza intravvederne sbocchi immediati, ma rivolgendosi verso un futuro “ulteriore”, alla speranza in un Socialismus absconditus che non ha ancora rivelato il proprio volto.


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